Morire per il palloncino intragastrico, è possibile?

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Essere in sovrappeso, tentare decine di diete, avere il successo di ritornare in forma ma cadere negli stessi errori e riprendere il peso perduto con gli interessi è un classico per milioni di persone ed anche per questo motivo che negli ultimi anni, ormai decenni, si decide per la chirurgia ed eliminare definitivamente il problema. Ma è veramente così? L’operazione più gettonata è il “palloncino intragastrico” si tratta di inserire per via endoscopica nello stomaco del paziente un pallone sgonfio di silicone che viene successivamente riempito di liquido fisiologico in modo da permettere di avere un senso di sazietà per un tempo limitato a sei mesi in quanto i succhi gastrici corrodono il palloncino e si deve togliere e dopo un certo tempo se ne può inserire un altro.

L’operazione è a bassissimo rischio di mortalità ma è giusto essere a conoscenza di tutti i rischi essendo comunque un intervento chirurgico.

Raccontiamo la storia della signora Francesca, Campana, demoralizzata per l’ennesima dieta fallita decide di operarsi ma qualcosa non va per il verso giusto poiché una volta dimessa dalla clinica Trusso di Ottaviano, come riporta Il Mattino, inizia a stare male con continui conati di vomito senza nessuna traccia di sangue come riferiscono i parenti della signora ma dopo 48 ore dal ritorno a casa i medici del 118 chiamati per l’aggravarsi della situazione non hanno potuto far altro che accertare il decesso.

Massima disponibilità è stata data dalla direzione della casa di cura Trusso, l’autopsia e le indagini faranno chiarezza sull’accaduto.

Le reali difficoltà si hanno dopo l’operazione quando si resta soli e comunque “costretti” a seguire una dieta da circa 1200 calore al giorno associata a molta attività fisica per mantenere i risultati raggiunti.

L’operazione deve essere vista come l’inizio di un profondo cambiamento, il solo bisturi non risolve il problema dell’obesità se non si cambia realmente stile di vita insomma il successo è sempre nelle nostre mani e non in quelle del chirurgo.

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